|  L'apprendistato milanese La mia pratica inizia a Milano, a metà degli anni settanta, in uno dei più validi laboratori di arte musiva dell'epoca. Grazie all'ambiente culturale milanese e alla persona che mi ha seguito nell'apprendistato sono riuscito ad affinare doti che poco si addicono al sterile insegnamento scolastico: sensibilità e pazienza. E proprio verso la fine del biennio milanese prima del mio ritorno in Friuli ho realizzato quello che tutt'ora considero uno dei punti fermi della mia esperienza musiva: "La casa vecchia di via Romans". Quel piccolo quadro, composto con una tecnica del tutto nuova ed originale, determina l'inizio della mia avventura di sperimentatore.
 I "Volti" Con il passare del tempo da quella tecnica minuta - quasi "minimalista" - e raffinata nella scelta di pochi toni e colori sono nati i "Volti". In queste nuove opere le piccole tessere, giustapposte come le linee di un codice a barre, disegnano contorni e sfumature senza seguire i canoni classici del ritratto: tutto viene semplificato nella ricerca dell'essenza, della verticalità.
 Il "Neodecorativismo" Negli anni ottanta ho abbandonato la tecnica dei "Volti" per nuove sperimentazioni. Questo nuovo insieme di mosaici, detti "Neodecorativisti", hanno inizio con un rosone per il soffitto di un bar. Si tratta di pannelli che, pur continuando a mantenere la raffinatezza tonale e coloristica dei "Volti", vengono inseriti in nuove forme e geometrie. Successivamente ho iniziato anche ad usare strutture in terracotta di varie dimensioni e colori da decorare con piccole tessere policrome e con materiali di diversa natura (perline, specchi, stoffa, legno, metallo,...). Questa fase artistica si esaurisce nell'arco di un decennio: le opere risultano sempre più ripetitive, fini a se stesse, senza sbocchi e anche sempre più copiate da altri. Ero consapevole della necessità di cambiare nuovamente.
 Il "Tridimensionale" Nel 1998 con un assemblaggio quasi casuale ho realizzato la mia prima opera "Tridimensionale". Questo mosaico ha aperto la strada al mio presente: non più fondi colorati ed opere piatte e lineari ma sculture, volumi creati con pieni e vuoti, linee che si uniscono, si intrecciano, si accartocciano. Opere che assumono una consistenza plastica ricca di significati intriseci. Contenuti simbolici che permettono di sperimentare una quantità infinita di forme, colori e contenuti. Oggi il mio fine è lavorare sul "simbolo".
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